Esce il nuovo album dei Knife Party, senza preavvisi e qualche settimana prima della release ufficiale, che sarebbe dovuta essere il 24 Novembre, ma come riportato sul loro profilo, un errore di iTunes avrebbe compromesso il tutto, e noi di EDM Culture non potevamo fare altro che ascoltarlo e trarre le nostre conclusioni.

Senza troppi giri di parole, l’album è decisamente una boccata d’aria fresca in un sistema saturo e regolato, spesso, da dinamiche che con la musica non c’entrano molto. Quest’Album e’ l’esempio di cosa vuol dire avere le idee chiare.

Il filo conduttore è il groove, laddove per groove intendiamo sequenze di suoni che creano una naturale propensione al movimento, ed è su questo punto che ai Knife Party va riconosciuta una certa creatività, le soluzioni infatti vanno dal main alle ritmiche più ricercate.

Un album che per costruzione ci ricorda “Calamari Tuesday” di Feed Me oppure uno degli album di Savant, multigenere, multitimbrico ma principalmente personale, una commistione di brani atti a descrivere la propria visione di ciascun genere.

Musicalmente parlando i Knife Party hanno modellato a proprio modo i clichés che caratterizzano i generi musicali dell’EDM.
Un calderone di umori, emozioni e incastri miscelato con maestria e personalià, tra Deep e Big Room c’e un’infinità di sfumature, che con quest’album si perde nella sorprendente vena creativa del duo (EDM Trend Machine su tutte), che passano dall’hands up più sudato al gusto e al sound design più curato in un battibaleno (Micropenis) .

Consapevoli di questo ruolo di “borderliner”, in piena coscienza di se’, legittimati dal loro passato storico (i Pendulum ndr), sembrano molto più che a tratti prendersi gioco delle regole, stravolgendo certi stilemi con ironia e consapevolezza.

Nello specifico l’inizio risulta un’evidente citazione ai teaser vari che pompano ogni anno festival come Tomorrowland e Sensation White con uno speaker dall’oltre tomba che professa la fine del mondo (“Reconnect”); il linguaggio dei giovani main-clubber colto in pieno. Si prosegue poi con il singolo “Resistance”, brano che evidenzia a pieno il Kit sonoro che li ha resi così famosi, vedi il remix agli SHM, primo loro grande successo commerciale.

“Boss Mode” segue l’ascolto, già leakata nei mesi scorsi, evidenzia il background del duo e TRAPPIZZA il tutto creando un’atmosfera post-ghetto (per chi ha a che fa con la produzione il Go campionato in mezzo forse l’avrà ascoltato solo qualche milione di volte).
“EDM Trend Machine”, già citata in precendenza, è freschezza, brano che dimostra che le apparenze ingannano (si ascolti il drop fittizio stile bigroom che si tramuta in una placida cavalcata deep house) ed è forse una summa dell’estetica knifepartiana .
Di seguito ascoltiamo “404”, su tutto il Groove spaziale e l’incastro sonoro, scuola Wolfgang Gartner, tra glitch e over-sampling; poi “Begin Again”, con un feeling propriamente main, ma con un gusto a parte, bellissimo il solo centrale.

“Give It Up”
, evidenzia il post-Skrillex sound tra Raggae e Monster Synth che, riprendono sì il linguaggio di Bonfire, ma che di fatto legittimano il nano come un vero tassello fondamentale del decennio musicale in corso.
“D.I.M.H” sfrutta le radici di un genere con il sampling di Can you feel it di Mr. Fingers per dargli una nuova spinta, un risultato valido, ma non sbalorditivo.
Seguono “Micropenis”, che spazia tra concretismi e 8bit , già citata prima e Superstar, un’interessante rivisitazione degli schemi della disco con una simpatica citazione a Knas di Angello nel finale, una gran bella formula.

Poi l’orientaleggiante “Red Dawn” e infine “Kaleidoscope”, a chiudere il sipario di un lavoro, che rappresenta la summa di un ciclo, di cui forse per un po’, a causa della loro voglia di tornare sul progetto Pendulum, non sentiremo parlare, ma che sicuramente non ha lasciato nulla di incompiuto nel loro delirio di sperimentazione, concretezza e efficacia.

Fonte: EDM Culture

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