In occasione del Ferlout 2014, abbiamo avuto l’occasione di intervistare, assolutamente in ESCLUSIVA, il duo Nari&Milani, che ringraziamo a nome di tutta la redazione per la loro disponibilità e per la loro simpatia. Abbiamo chiesto loro dei pareri su quello che sarà il futuro dell’EDM e delle curiosità sulle loro produzioni.  Buona lettura!

Quali sono state le vostre influenze principali e cosa vi ha spinto a cominciare la vostra carriera sia come DJ che come produttori?

“Noi siamo nati e cresciuti nel periodo d’oro della vecchia guardia, quindi quando erano al picco della loro carriera Frankie Knuckles, Danny Morales e Little Louie Vega, i grandi classici; dopodiché abbiamo adeguato le nostre conoscenze a quelle che sono le esigenze della scena attuale”.

Nella produzione di Atom, c’è qualche pezzo in particolare che vi ha influenzato?

“Beh in quel periodo ce n’erano veramente tanti, tipo il singolo che Tim Mason aveva prodotto al tempo. Ma il bello di quel pezzo era l’essere riusciti a creare un suono di basso davvero pulito, senza modificare il suo realismo e generando quindi un qualcosa di particolare. Siamo riusciti ad ottenerlo da vari layer, che davano l’effetto di un basso che non suonava troppo elettronico, ma pulito”.

Visto che in questo momento stanno spuntando un sacco di produttori, spesso improvvisati, qual è il posto della scena italiana nel mondo? E ci saranno altri produttori oltre a Lush & Simon e Merk & Kremont che riusciranno ad affermarsi nella scena, qualcuno vi piace particolarmente? 

“Ovviamente Merk & Kremont e Lush & Simon insieme ad altri portano alta la bandiera italiana nel mondo con le loro uscite sulle principali label internazionali. In quanto ad altri artisti ce ne sono talmente tanti che si fa proprio fatica ad individuare qualcuno in particolare; ci sono degli svedesi, i Kavido, che stanno collaborando con noi e sono veramente bravi, poi ovviamente c’è Kryder che è destinato ad avere ancora più successo, anche se lui è già affermato. La rotta dell’EDM è orientata verso una forma fortemente influenzata da Kryder e Angello, mentre il genere mainstream segnato da Garrix e Dimitri Vegas e Like Mike sta un po’ spegnendosi e lo notiamo già da tutte le promo che ci arrivano da Spinnin’, SIZE e compagnia bella. Il mercato è eccessivamente saturo, ma il pubblico non se n’è ancora accorto e continua ad apprezzare brani in stile Mammoth, che regnano nei festival”.

Allora cosa ci riserva il futuro?

“Si sta andando molto più verso l’house, “Feels like summer” di Kryder per esempio è un pezzo molto bello, come è stato “Koala” di Oliver Heldens, pezzi che si “distaccano” e che fanno pensare ad un futuro più orientato verso la deep house ma anche verso la progressive più classica tipica di Steve Angello. In realtà questa domanda ce la stiamo facendo un po’ tutti, ci sono diverse uscite che stanno venendo fuori e visto che la classifica vede in vetta sia pezzi deep house, che house, che pezzi EDM, si fa molta fatica a dire cosa potra’ succedere”. 

Qual è secondo voi il vero habitat dell’EDM, il club o il festival? Quali sono i punti positivi e negativi di entrambi questi ambienti?

“La sensazione che può dare un festival, proprio per le sue dimensioni enormi, di solito è superiore all’esperienza che ti da un club, che può anche essere bellissimo, ma non raggiungerà mai i volumi di affluenza dei grandi festival, che sono spesso il coronamento di tanto duro lavoro di produzione che finalmente si trasforma in un’esibizione vera e propria. Non puoi paragonare un pubblico di 3000 persone ad uno di 10, 50 o 100mila, la differenza si sente eccome”. 

Per quanto riguarda le vostre uscite future invece?

“Abbiamo cinque tracce pronte da presentare all’ADE, che vanno in una direzione diversa rispetto a quelle del passato e che dovremo cercare di firmare con le label giuste. Una con i Delayers, una con gli Anderblast e altre con formazioni di giovani italiani su cui noi crediamo abbastanza. C’è da valutare come detto il fatto delle label, visto questo cambio di direzione, come SIZE e Spinnin’ che stanno puntando forte sulla deep. Noi cerchiamo di muoverci in Italia, anche se l’Olanda è ancora molto avanti”.

Ci viene in mente a tal proposito una frase di Diplo che diceva che prima o poi il pubblico si sarebbe stancato di vedere ragazzini olandesi che suonano big room a raffica con le loro strane capigliature!

“Beh, quello è sicuro. Perché va a periodi: c’è stato quello spagnolo che negli anni ’90 è stato molto forte, ma c’è stato per esempio quello francese una decina d’anni fa, vedi Martin Solveig, Guetta, Daft Punk. Andava tantissimo anche la musica balcanica come ad esempio durante il periodo rumeno “Mr. Saxobeat”.

I vostri set dunque rispecchiano quella che è la corrente musicale del momento?

“Si, per forza. Per esempio per ora stiamo cambiando molto, per stare in linea con ciò che comincia ad andare in giro per il mondo, mantenendo sempre però la grossa carica che avevamo due anni fa, perché qualche pezzo big-room, magari 2-3, all’interno di un set ci stanno. Cambiare è obbligatorio, chi va dietro Alesso, Angello, Axwell e Ingrosso, per esempio, non suona nemmeno una traccia “EDM””.

Per considerare definitivo questo passaggio dobbiamo aspettare qualche album nuovo, primo fra tutti quello di Ingrosso, no?

“Quello sicuramente, ma secondo noi anche Kryder non sarà da meno. Saranno loro che passeranno e tireranno su tutti su questo nuovo treno della edm. Certo non si può mai sapere perché le sorprese non mancano, vedi Martin Garrix e il suo incredibile successo che nessuno si sarebbe aspettato. Ma allo stesso modo può capitare il contrario, come la storia di Arty, spinto fortissimo qualche anno fa da Axwell, ma che si rivelò un flop, nonostante a Miami si parlasse solo di lui”. 

Sperando vi sia piaciuta la nostra intervista, cogliamo l’occasione per ringraziare nuovamente Nari e Milani e vi lasciamo con “Atom”, di cui abbiamo parlato con loro:

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