Capita poche volte nella vita di imbattersi in artisti come Tommy Cyaen, all’anagrafe Alessandro Tomarchio. Questa che leggerete di seguito non è né una biografia né una vera e propria intervista, ma una sorta di lunga introspezione personale resa pubblica a noi. Quello che ci vorrebbe per rendere veramente giustizia a quest’articolo è trovare la pazienza, fermarci un attimo, leggere e riflettere sui molteplici aspetti che fanno anche da contorno alla musica, secondo l’esperienza di una persona che ama e comprende visceralmente ciò che fa.
Abbiamo aspettato mesi e mesi prima di convircerci a far uscire quest’”intervista”, un po’ per paura di far affogare subito questo lavoro nel marasma di contenuti e nel pressapochismo che ci circonda sul web. Ci abbiamo messo dunque del tempo per maturare la convinzione di rendere tutto ciò pubblico, ed è arrivata oggi: “che senso ha aspettare ancora?”

Buona lettura…

EDM: Ciao Alessandro, grazie per aver accolto il nostro invito, partiamo con il chiederti come è nata la tua passione per la musica, come hai tirato fuori tutto questo tuo talento e quali sono state le tue influenze principali.

TC: Caro Team EDM CULTURE, grazie a voi per avermi invitato, é la prima volta che mi si propone di parlare ufficiosamente del mio lavoro e sorprendentemente, sento che rispondendo a queste domande riuscirò anch’io per primo a capire qualcosa di più su me stesso e su quello che amo di più fare.

Della musica ho ricordi antichi, dai primi anni di vita fino ad oggi ha sempre costituito un elemento fondamentale per la mia comprensione sensoriale e spirituale dell’esistenza.
La mia prima grande esperienza, da bambino, é avvenuta durante l’ascolto di “Pierino e il Lupo” di Prokofiev al secondo anno di scuola materna. Rimasi così affascinato da quella composizione che ancora oggi riascoltandola non riesco a non rievocare quella gamma così vasta di emozioni. Nonostante all’epoca non avessi un apparato critico e cosciente sufficiente per leggere a pieno i contenuti artistici di quell’opera riuscii comunque a capire che si trattava di qualcosa di grande, qualcosa che riusciva a trascendere l’uomo stesso.

Dalla metà degli anni 80 la tecnologia ludica e di supporto audio si guadagnava progressivamente un posto in famiglia, cominciavano i primi esperimenti.
Dal giradischi portatile PENNY al più corazzato dei Ghetto Blaster l’entusiasmo nello scoprire come determinate modificazioni potevano influire sul suono che producevano cresceva.
Ancora oggi conservo in cantina ciò che rimane di una pianola Casio sgangherata affrancata con nastro adesivo ad una macchinetta del karaoke ridotta ormai ad uno scheletro di plastica tempestato di adesivi sbiaditi dei Gremlin, microfono e speaker di entrambi radunati insieme di fronte al cono d’uscita del karaoke per un Larsen continuo, un rocambolesco sistema di distorsione…ed ecco che magicamente salta fuori il kit di batteria “hardcore industrial” che stavi cercando.

A dieci anni pensavo che la musica sarebbe rimasta solo una compagna di giochi e di avventure, le mie passioni principali erano il disegno e le arti visive, così trascurai un pò la creazione musicale per fare altro, mentre ascoltavo il sound che in famiglia capitava nello stereo: Pink FloydQueenELO..da De André a BizetStrauss fino a Miles Davis solo per citarne alcuni.

Sono ormai i ’90, ero nell’età delle tendenze, degli stili, dei generi.
Vagando ho ascoltato tanta techno, un pochino di hip hop, poi il punk, un pizzico di metal, il leggendario prog rock italiano fino alla giungle e poi… l’ IDM.
Mi capita di ascoltare l’album “…I Care Because You Do” di Aphex Twin ed é finita, voglio fare musica!
Mia madre mi regala un MC-303 Groovebox, il mio primo sequencer, con l’intento di produrre sonorità di genere strettamente IDM ma avviene un fenomeno per cui le possibilità di modulazione offerte dalla macchina mi spingono ad esplorare mondi e generi che altrimenti avrei trascurato e così mi metto a fare basi Hip Hop per i miei amici ripensando ai loop perfetti di Dj Premier, poi c’é stato il tempo della hardcore speedcore che personaggi come Rob Gee, Manu Le Malin ed altri mi avevano tanto ispirato portandomi a fare un paio di liveset in qualche fumoso centro sociale ed infine trance e derivati, per la quale ho dedicato un periodo più lungo suonando con un mio caro amico (D.Maker) sotto lo pseudonimo di Cyaen armato di Yamaha RM1x, infine di Rs7000.

È quasi il 2000, la mia ricerca musicale é esponenziale grazie sopratutto ad internet, esplorando i generi senza una meta precisa mi capita di ascoltare “Hard Normal Daddy” di Squarepusher, resto folgorato. Posso affermare che Thomas Jenkinson aka Squarepusher é stato il mio massimo ispiratore elettronicamente parlando, la poetica della programmazione e la sua genuina matematica mi stregarono completamente, avevo bisogno di un vero computer!

Comporre musica su una griglia indeterminata ed infinita, a dispetto della filosofia “pattern/loop” dei vecchi sequencer che ero abituato ad utilizzare, mi aprii un mondo dove tutto era possibile, dove finalmente riuscivo a comprendere la mia identità musicale. Così abbandonai lentamente la musica di genere per abbracciare il multigenere.
Trascorro i giorni e le notti davanti allo schermo, cercando di perfezionare il processo di decodifica da pensiero, idea a suono e nell’arco degli ultimi anni investigo sulla mia prima infatuazione sonora, la musica classica.
Nel frattempo comincio a comporre brani di musica elettronica sperimentale, dei frullati di musica si potrebbe dire, i quali ingredienti derivano dai musicisti che più ho apprezzato tra cui Prokofiev, Shostakovich, Bartok, Bach, Wendy Carlos, Nobuo Uematsu, Aphex Twin, Squarepusher, Weather Report, Godspeed You Black Emperor, Radiohead, Sigur Ros e molti, molti altri.

Non ho mai studiato musica, mi imbarazza puntualizzare che non conosco nemmeno i rudimenti della notazione musicale, le mie competenze come compositore e sound designer sono il solo frutto dell’ “osservazione” e della rielaborazione. I motivi, le melodie, i timbri e tutte le trasformazioni sonore nascono dal pensiero, se riesco ad immaginarle attentamente riesco vividamente ad ascoltarle..poi devo solo tradurle nel modo più fedele possibile in suono tangibile attraverso la programmazione a computer.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

EDM: Facendo un computo delle tue capacità e della fidelizzazione di chi si interessa alla tua musica, denotiamo che non ti preoccupi più di tanto di canalizzare la tua musica per creare maggior seguito di fan, al contrario sembra quasi che tu voglia riservarlo a chi ti venga cercare o si imbatta per caso… puoi esporci un tuo pensiero a riguardo?

La riservatezza é uno dei miei peggiori difetti, aggiungiamoci anche un pò di pigrizia, una marcata tendenza all’ introversione e otteniamo una miscela letale.
Forse mi fa paura mettere in mostra un lavoro così profondamente intimo e personale perché allo stesso modo mi spaventa integrarmi socialmente, difatti é proprio quello il contenuto dei brani, “la pura osservazione di me e del mondo”, devo solo prendere atto che la musica stessa, come ogni forma d’arte, é un mezzo di comunicazione e in questo caso, uno strumento essenziale per esprimere sinceramente me stesso nei confronti degli altri….ma quanto predico, é ora che razzoli.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
EDM: Quello della musica ElectroDanceMusic odierna è prevalentemente un pubblico giovane under 30… tu che sei nato all’inizio degli anni ’80 ed hai vissuto l’adolescenza nei ’90 cosa pensi che sia cambiato nell’attitudine del pubblico/ascoltatore medio di una volta e quello di oggi?

Il formato. Non trovo termine più esaustivo per definire il massiccio cambiamento tra l’oggi digitale e lo ieri analogico.
Con il formato é cambiata radicalmente la qualità della fruizione delle arti audiovisive e di conseguenza il valore attribuito ai prodotti multimediali. Oggi un album, digitalmente parlando, é costituito da una serie di file audio ed un immagine jpeg, e lo possiamo trovare in vetrine metafisiche che offrono la possibilità di degustarne a piccole porzioni il contenuto e di scorporarne le parti per acquistarne solo alcune, gli occhi e le orecchie del consumatore consistono prima di tutto nell’apparato tecnologico utilizzato per interfacciarsi alla rete, sia nella scelta che, nella maggioranza dei casi, nell’ascolto avvenire.
La tecnologia per il medio consumatore oggi punta quasi tutto sulla comodità e l’immediatezza, trascurando la qualità e la durevolezza.
Negli anni ’80 fino alla fine dei ’90 era raro trovare un abitazione sprovvista di giradischi, in macchina le cassettine ci precludevano la possibilità di saltare da un brano all’altro premendo un tasto, l’industria della musica ancora brillava energicamente di luce propria, tra i mortali tuonava genuina la tendenza dell’ HI FI e nell’aria si percepiva ancora quel prezioso potere che la musica aveva conferito all’umanità dai primordi fino alle indimenticabili battaglie politiche degli anni 70.

Usufruire della musica a livello analogico, aldilà della qualità sonora, é un esperienza che avvicina molto di più all’opera e agli artisti che l’hanno prodotta, sfogliare il booklet, odorare il cartoncino stampato della confezione, l’artwork, i dettagli, i nomi di chi ha collaborato, dove é avvenuta la registrazione, quale etichetta, quale distribuzione etc..e infine, il prezzo che siamo disposti a pagare
per portarci a casa il pacchetto e per finanziare e sostenere queste persone. Sfogliando tra le copertine di uno scaffale in un negozio di musica (un vero negozio di musica) ci si può distrarre da una copertina particolarmente figa..”chissà..diamoci un ascoltata”…, il tizio alla cassa si potrebbe rivelare un esperto di un determinato genere capace di affascinare con i suoi aneddoti e le sue personali raccomandazioni, se non c’é qualcosa ordiniamolo e magari aggiungiamoci qualche gadget, uscendo dal negozio ci si imbatte in una discussione e….insomma, qui si vende musica.
Mi é capitato tante volte di comprare un cd di cui mi piaceva solo una canzone ma poi, con un leggero sforzo, mi impegnavo ad accettare e comprendere anche il valore degli altri brani fino ad apprezzare il prodotto nella sua totalità.
Oggi si scaricano discografie intere via torrent, il mercato musicale capitalista ci propina mangime per decerebrati, il tempo per chiudere gli occhi ed aprire le orecchie ci pare scaduto, si pescano brani da youtube a random, si ascolta qualcosa tramite gli speaker scadenti del portatile, ci si diverte ed é finita li, nessun merito a chi ha creato, poca gloria per chi ha ascoltato.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
EDM: Pochissime label nel mondo come la WARP records possono permettersi di propinare musica così impegnata ad un grande pubblico e comunque per entrare in quelle cricche non basta sempre il talento… a fronte comunque delle tue capacità, hai mai pensato di provare a produrre qualcosa di destinazione “main”?

Ho spesso incontrato difficoltà nel conciliare la dimensione schizofrenica e talvolta onanistica di grande parte delle mie produzioni con una formula più “commerciale”.
Penso che l’ostacolo più grande sia la mia insicurezza nel veicolare la musica che faccio, come se la consapevolezza di non riuscire a compenetrare determinati circuiti di pubblicazione e distribuzione mi spinga a non sforzarmi in primis di adattarmi alle potenziali richieste del grande pubblico. D’altra parte ho un trascorso musicale nel genere hard trance durante il quale rispettavo determinate regole ma é anche vero che mi sono lasciato alle spalle quel mondo per mancanza di appagamento artistico.
Se avessi la sicurezza di poter barattare alcuni sacrifici compositivi per la garanzia di poter divulgare la mia essenza artistica, anche se diluita, affronterei la sfida con maggiore coraggio e probabilmente crescerei come musicista.
Di recente, con lo pseudonimo Godbirba, in collaborazione con il mio amico Straggler, ho prodotto una manciata di brani dubstep con l’intento di incontrare il mercato e di divertirci, qualche tentativo insomma, già si prova a fare.
In cantiere ho molti progetti e penso che tra questi darò priorità ai meno arditi sotto il punto di vista della sperimentazione, devo solo scantarmi e farlo, demolire certe barriere mentali.
Talvolta mi é difficile comporre qualcosa che abbia un identità fissa, una palette cromatica definita, un carattere compiuto e mi ritrovo con un universo di dettagli complessi, di colori diversi ed una personalità bipolare e sovente, alla fine, ci si ritrova di fronte ad un organismo che parla una lingua aliena e che sembra non fare lo sforzo di spiegarsi chiaramente e rivelarci la sua vera anima.

 

1936653_147758491521_5960152_n

 

EDM: Parlaci del tuo set up di studio…

Un MacBook Pro 13 pollici, un paio di cuffie AKG K 240 MKII e Logic Pro 9.
Dopo aver decantato l’era analogica mi sento un ipocrita nel dire che il mio studio é tutto qua.
Tra i virtual instruments che uso di più c’é tutta la suite nativa di logic,spesso creo i miei kit di suoni, ritmica ed effetti speciali importando il risultato delle sperimentazioni e delle molteplici automazioni su timeline con la comodissima opzione “bounce in place”. Gli strumenti acustici provengono dalle librerie Kontakt,
Reaktor e Massive sono altri due cari alleati così come la suite gratuita della destroy fx e il pacchetto ohmforce per le mutazioni più interessanti…e tanti altri.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

EDM: “Everything is Born Free”, arriviamo al tuo lavoro dalla lunga gestazione (2005-2012): esponici da dove hai trovato l’ispirazione per produrre un’opera di questo calibro mantenendo un filo conduttore durante tutto il corso del tempo.

È quasi un album biografico, pieno di confessioni e di confidenze personali e penso che sia questo il filo conduttore che lega insieme brani ed atmosfere così diversi.
Dentro ci sono vecchi progetti ripescati, canzoni perdute e ricostruite, libri che ho letto, sogni che ho fatto, persone che ho conosciuto e che ho perduto, momenti di crisi e di spensierata felicità.
Si sente anche una certa evoluzione, sia nella forma che nella qualità sonora, e penso si possa percepire a volte anche una grande ingenuità, ma forse questo rende tutto più onesto.
Durante la lavorazione ci sono state fasi di grande ispirazione e produttività raggiungendo quello speciale status nel quale il tempo, salvo quello in musica, smette di esistere, dove si trascorrono con la schiena china e i neuroni liberi dalla calotta cranica ore e ore di fronte allo schermo del computer consapevoli di dominare la macchina con il pieno controllo e con lo scopo di decodificare la nostra parte celata e profonda in qualcosa di chiaro e leggibile, sia come espressionisti che come medium.
Altre volte, invece, non volevo far altro che gettare tutto al vento crogiolandomi nello sconforto e nell’insoddisfazione più totale e se ci ripenso, molti brani validi sono andati perduti durante quelle fasi.
Nella sua totalità “Everything Is Born Free” come suggerisce il titolo é un ode alla libertà, dal pensiero creativo alla vita terrestre, e per realizzarlo non ho fatto altro che osservare la natura nelle sue molteplici forme ed emulare con la musica il crescendo cellulare, l’organismo ha ragione di esistere sostanzialmente perché ne é capace e perché é libero di farlo a modo proprio.

“Quando un motivo o una ritmica mai sentiti, come per magia, fanno capolino nella tua mente e ti suggerìscono qualcosa d’importante bisogna tenerseli stretti, registrarli subito da qualche parte o ripeterseli prima che scappino e una volta catturati, ascoltarli e svilupparli con l’occhio dell’osservatore esterno, come se provenissero da un luogo ultraterreno e attraverso di te ambissero alla forma materiale”.

avatars-000057962625-5xo4us-t500x500
____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
EDM: “Bon vojage old lady” è una traccia da pelle d’oca.. un mood un po’ post-U2: è forse quella a cui tieni di più?

Bon Vojage Old Lady é un caso particolare, un brano a cui sono particolarmente legato.
È stato composto precisamente un anno fa in memoria di Frida, una cagna anziana dal passato sfortunato che avevamo accolto in famiglia dal canile per assicurarle qualche anno di pace prima della dipartita per i pascoli celesti. Le sue condizioni fisiche peggiorarono a causa della vecchiaia ed in particolare per un grappolo di metastasi tumorali in zona addominale.
Morì in mezzo alla strada tra le mie braccia mentre la portavamo dal veterinario.
Quella stessa mattina tornai a casa, accesi il computer e con le mani ancora sporche di terra e bava cominciai a comporre un canto d’addio. Rimasi appiccicato alla tastiera fino al tramonto concentrandomi solo ed unicamente sulla musica. Intonai il suo nome attraverso il microfono integrato del mac e registrai.
Solo la sera di quel giorno, a master compiuto, riascoltai il brano per intero e piansi.
Credo sia uno dei miei lavori più importanti, rispetto agli altri non cerca una forma complessa e virtuosa, non nasce dalla necessità di scoprire ma dalla necessità di ricordare. La sua forza emotiva é potentissima, autentica.
Sapere che chi l’ascolta percepisce quello stesso brivido particolare che scalda il cuore mi riempie di gioia.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

EDM: Ci sono pezzi d’oro come “Gold” che hanno la forza di scolpire dei paesaggi nell’aria…hai mai pensato di proporti come compositore di colonne sonore? Svelaci le tue influenze nel campo cinematografico e magari anche videoludico…

Ho avuto alcune piccole esperienze professionali nel campo, una manciata di jingle pubblicitari, un opera teatrale e altri lavoretti simili e mi piacerebbe moltissimo lavorare come compositore di colonne sonore ad un livello superiore come per il cinema o per i videogiochi che sono due tra le più grandi passioni della mia vita.
Prima di concentrarmi sulla musica volevo diventare un ingegnere di mecatronica (creature robotizzate e simili) per l’industria degli effetti speciali cinematografici frequentando una scuola a Terni di cui il leggendario Carlo Rambaldi (creatore di King Kong, E.T, Alien, Dune..solo per citarne alcuni) era preside ma purtroppo, causa anche il crescente impiego della computer grafica la scuola chiuse i battenti ed abbandonai il sogno.

Il cinema influenza di continuo le mie produzioni musicali e siccome sono un nostalgico volgo spesso lo sguardo al passato.
Kubrick, Carpenter, Lynch, De Palma, Leone, Craven, Argento, Stone, Cameron, Spielberg, Zemeckise tanti altri sono stati i primi che ho cominciato ad amare attraverso il televisore da ragazzino tra gli 80 e i 90, cominciai solo in seguito ad investigare il cinema più in profondità (meglio non puntualizzare..temo di aver già esagerato con la lunghezza delle risposte precedenti).
Tra i compositori di colonne sonore che più mi hanno influenzato voglio menzionare John Williams, Philip Glass, Ennio Morricone (una discografia incredibile, da non trascurare tutta la serie di horror thriller italiani degli anni 70), Ryuichi Sakamoto, Hanz Zimmer (in particolare i primi lavori), Vangelis, Danny Elfman (solo i primi lavori),Angelo Badalamenti, Wendy Carlos (fu Walter Carlos), Jerry Goldsmith, Alan Silvestri…e molti altri.

Il mondo dei videogiochi, per chi nasce negli 80 é come un compagno di scuola, un coetaneo. Ricordo ancora la prima volta che presi in mano il joystick dell’Atari 2600 e farmi una partita ad “Asteroids”, il vic 20 con i giochi contenuti in cassette a nastro magnetico così come il Commodore 64 e altri miracolosi gioielli del passato , poi..dalla consolle al pc é stata un evoluzione continua. Super Mario, la saga di Final Fantasy, Zelda, Castlevania, Megaman, Monkey Island, Myst, Phantasmagoria, Donkey Kong Country, Street Fighters, Mortal Kombat, Carmageddon, Lighthouse, Resident Evil, Silent Hill…ahhh ce ne sono troppi, dai grandi classici fino ad oggi.

Nel brano transizione “Interferences” sono contenuti una grande quantità di spezzoni di film, serie tv, citazioni sonore ed estratti musicali in gran parte relativi alla mia infanzia e alla mia adolescenza e credo di poter affermare che in qualche modo quei contenuti hanno contribuito a rendermi la persona che sono.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
EDM: Ci sorge spontaneo chiederti, in definitiva, cosa stai tramando nel tuo silenzio cosmico e come ti vedresti tra 10 anni…

TC: Entro dieci anni spero di migliorarmi sotto tutti i punti di vista, ho ancora molto da maturare sia come artista che come essere umano e mi auguro di elevare la mia posizione professionale nel campo delle mie passioni (video compreso) e di focalizzare di più sugli aspetti materiali e finanziari della vita invece di fluttuare costantemente con la testa tra le nuvole.
Riguardo alla musica ho alcuni progetti in cantiere che sono già praticamente finiti a livello mentale e che non vedo l’ora di stendere tra cui “Tourecte” (uno studio sperimentale sulla coordinazione motoria ispirato alla sindrome di Tourette composto solo ed unicamente da suoni prodotti dalla bocca), “Water Hourglass” (una fantasia musicale ambientata in un mondo surreale composta in gran parte da suoni acustici e con un approccio compositivo “paranoico-critico” come direbbe Dalì, incentrato sulla mia interpretazione cosciente di certi luoghi onirici visitati durante il sogno lucido) ed infine Binaris che continua il discorso cominciato in “Xerni Oh Luminia” ma prima dovrei preoccuparmi di diffondere “Everything is Born Free” a dovere senza troppi timori o aspettative. Mi basta sapere che a voi sia piaciuto molto e che abbiate ritenuto lecito approfondirne gli aspetti ponendomi queste domande. Se la mia musica vi emoziona, vi diverte, vi incuriosisce e riesce a raccontarvi qualcosa di interessante lo scopo é raggiunto, é un pò come se ci fossimo conosciuti e attraverso il suono ci siamo guardati negli occhi…

EDM: …E così è stato, grazie Alessandro, ti auguriamo tanta gioia e fortuna per il futuro, è stato un immenso piacere parlarti!

TC: …Di questo sono davvero felice e soddisfatto, grazie.

Ascolta “EVERYTHING IS BORN FREE” su Soundcloud:

A cura di EDM Culture

Post correlati