I grandi festival riusciranno a far scomparire il sound minimalista ed underground dei club?

All’inizio dell’estate del 2014, il veterano DJ/Producer ed aggressivo oratore della techno Seth Troxler ha scritto un articolo per Thump (la branchia di Vice Media che si occupa di musica dance), dove descriveva in maniera piuttosto colorita lo stato corrente dei festival di musica elettronica, definendoli “concerti per coglioni”.

L’aggressività delle espressioni di Troxler ha criticato “l’istantanea gratificazione” data dai festival EDM di oggi, insieme ai loro “rituali di performance”. Per iniziare, ci sono i DJ-superstar, showmen pronti a far contento il pubblico, saltellando su e giù per il palco ed alzando le mani al cielo, per fomentare ulteriormente il loro audience già super esaltato. Un intrattenitore già molto noto, DJ Steve Aoki di Los Angeles, tende a portare tutto questo all’estremo – salta da trampolini, cavalca gommoni gonfiabili sulla folla e lancia torte sui ragazzi che si accalcano sotto il palco con la speranza di essere ricoperti di glassa.

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Questi fans, in particolare i più giovani (il più basso comune denominatore della “generazione EDM”), si interessano poco della comunità ed ancora meno della musica. Loro sono lì per l’esperienza, per l’eccitazione. Si vestono in maniera estrema, con costumi colorati, oppure, al contrario, non hanno quasi niente addosso. Per loro, l’EDM è difficilmente un genere musicale, ma sono comunque affascinati dall’idea di cantare dietro allo stesso stupido ritornello pop che si ripete uguale per tutto l’evento. Loro sono lì per gli incredibili show di luci e per i palchi giganti, per l’interazione con la gente come loro, che sia un incontro di tipo sessuale o il trovare un nuovo “bro”. Loro sono lì per le droghe facilmente reperibili che migliorano l’intera esperienza. Loro sono lì per la festa, per l’avvenimento. E sono, nella maggior parte dei casi, poco dispiaciuti della situazione.

Le usanze dei nostri giorni sono in contrasto con con l’estetica della cultura house vecchia di decenni, testata dal tempo (e spesso idealizzata): la visione del DJ come un custode di gemme musicali non ancora scoperte; il suo culto per i trainspotter che sono pronti a sfidarsi sulla loro conoscenza dei ritmi misteriosi; le sue buie atmosfere piene di fan senza volto che ballano attraverso nebbia artificiale e luci stroboscopiche; fans vestiti, non per impressionare, ma per sudare per lunghe ore sulla pista da ballo. Sì, le droghe sono sempre presenti (sono presenti in tutte le attività ricreative), come è sempre presente il desiderio di connettersi con gli altri che sono appassionati dall’esperienza del clubbing. La principale differenza è la connessione col passato. Il clubbing è nato come un’alternativa per coloro che sono alienati dalla cultura mainstream, non, come è il caso di questi festival EDM, dove le persone si ammassano perché è la cultura mainstream.

Seth Troxler descrive in modo fin troppo diretto lo stato corrente dei festival di musica dance chiamandoli “concerti di coglioni”.
Mentre l’EDM raggiunge il suo (presunto) picco di popolarità, il divario fra i festival ed i club è diventato più ampio che mai. Questo divario esiste nonostante il fatto che le due comunità musicali in realtà si sovrappongono – condividendo il talento, l’audience e gli interessi economici. La preferenza di Troxler per ciò che sta dietro la seconda porta è immediatamente evidente, ma lui ha comunque fatto i suoi complimenti con dei post su Facebook al super-festival Olandese Tomorrowland, per l’attenzione ai dettagli della produzione, anche se questi dettagli sono fondamentalmente curati per raggiungere l’estetica assurda che Troxler ha tanto criticato, eppure egli si è espresso così:

 

“Ahimè, anche il piu’ grande critico degli eventi EDM non puo’ ignorare il grande fascino che spinge questi mega incontri, la potenza adrenalinica di 100mila persone che saltano su e giu’ davanti a 16mila watts di basso martellante, sotto 10 milioni di lumen di LED sincronizzati”.

 

Tutti i generi musicali si evolvono nel tempo e con ogni evoluzione arriva anche una generazione di musicisti e fans pronti ad appropriarsi di una cultura musicale come se fosse loro, spesso senza conoscere la storia che ha portato la scena ad essere ciò che è. E ci saranno sempre le generazioni precedenti che rimpiangeranno “i vecchi tempi” dove “le cose erano migliori”. Ciò che rende il dibattito “EDM vs club culture” così acceso è il modo in cui le domande di questo mercato guidato dagli eventi stia minacciando la sopravvivenza del vecchio mercato.

Gli ottimisti vedono il nuovo entusiasmo nei giovani per la musica dance come un modo per far conoscere le forme più sofisticate di essa ad un audience più vasta, o più semplicemente, un modo per portare gente dentro i club. I pessimisti, invece, vedono l’EDM come un abominio contro la cultura che hanno tanto cara dentro i loro cuori. Si deve ancora capire se una passione smodata per le casse in 4/4 ed i suoni elettronici sia abbastaza per spostarsi dalle routine di incessante appagamento sensoriale dei festival all’esperienza di ore infinite passate a ballare su ritmi minimalisti su oscure piste.

La verita’ sta sicuramente nel mezzo. Il fervore martellante e l’estasi delle mani al cielo delle star come Skrillex e David Guetta cigola contro i discepoli del groove deep house e techno, dei quali un esempio è Troxler. Ma quando l’energia adolescenziale della prima ondata di star dell’EDM comincerà a trasformarsi in uno stile più “deep” come quello dei Disclosure, c’è speranza che la prossima ondata musicale potrebbe rivelarsi più rispettosa delle sue origini storiche. La domanda è: può questo succedere senza avere il clubbing vecchio stile come base di partenza?

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La musica dance non è il primo genere musicale a passare dai locali ai festival: alla fine degli anni 60, infatti, i fan del Rock & Roll live sono cresciuti esponenzialmente in pochi anni. La data di inizio di questo trend è fissata col Monterey Pop festival del 1967 che vantò di più di 50 mila partecipanti. Nel ‘69 a Woodstock invece si è avuto il picco con 500,000 persone, anche se poi per tutti quei decenni ci son stati eventi di portata simile in tutto il mondo.

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Nella scena rock l’aumento della popolarità del genere fu vista in modo positivo inizialmente, ma già dalla fine degli anni ‘70 la bolla del rock cominciava a cedere al sorgere del punk. Il nuovo genere era per definizione critico e schizzinoso nei confronti della cultura rock, riportando la musica alle sue origini, semplicità tecnica e un ritorno ai club dall’atmosfera familiare e intima agli amanti del genere che caratterizzava il rock nella sua fase iniziale. Con l’aggiunta di un’atmosfera sempre più underground che privilegia le location inventate e arrangiate all’ultimo momento.

Negli anni ‘80 gli eventi da stadio o con dimensioni da festival vennero riservati solo alle grandi star del rock (Springsteen, U2, Mötley Crüe) e i giganti del pop (Prince, Michael Jackson, Madonna). Nacqe quindi una nuova generazione di club e discoteche che diede vita a nuovi generi, la Techno e la musica House.

Per quanto riguarda l’alternative Rock, l’infrastruttura e l’organizzazione degli eventi rock del passato rese la vita facile ad eventi itineranti come il Loolapalooza (nella sua versione originale di festival itinerante). Per quanto riguarda la musica elettronica, invece, non si riusciva a presentarla alle grandi folle. La maggior parte dei DJ falliva miseramente nelle location troppo grandi; e quelli che ce l’hanno fatta erano principalmente artisti che si esibivano con spettacoli dal vivo come i The Prodigy e Underworld che mantenevano elementi rock bene in vista (pseudo-musicista con la chitarra sullo stage). I club senza orario di chiusura e i rave non autorizzati con l’arrivo dell’interesse anche da parte delle masse sono resistiti a stento. Il caso più eclatante è stato quello della chiusura del Twilo di New York (al massimo della sua fama) per il traffico di droga.

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Per cominciare a parlare dell’EDM come fenomeno mainstream bisogna tornare nel 2006 con la performance dei Daft Punk con la loro piramide al Coachella. Il festival del Sud della California è un equilibrio fra i nuovi suoni e il trionfare delle stelle dell’underground diventate star da festival, con a capo gruppi anni ‘90 provenienti sia dal rock (Radiohead, Rage Against the Machine) che dai rave (Basement Jaxx, Chemical Brothers). Molti credevano che il ritorno sul palcoscenico dei Daft Punk fosse solo un altro esempio di nostalgia del periodo dei rave: nessuno avrebbe mai pensato potesse essere l’inizio della più grande esplosione della musica elettronica in America come fenomeno di massa.

Come i Depeche Mode, icone della musica alternativa degli ‘80, presentarono un set con le più grandi hit dance, i due robot proposero un mash-up da un’ora con tutte le loro hit, circondati da pannelli LED  disposti a piramide con animazioni mozzafiato sincronizzate con gli elementi uditivi. Una nuova era della musica elettronica dal vivo è nata così dal duo francese, con i tasti schiacciati sui loro arnesi che erano per il pubblico qualcosa di secondario rispetto all’atmosfera creata da luci e animazioni. In questo modo si è riuscita a rendere interessante e divertente per le masse la scena del DJ con la testa china che mette a tempo le tracce, trasformandolo in un animatore/intrattenitore di folle.

E fino ad un certo punto, l’entusiasmo generato dal loro duraturo successo ha spinto l’intero mercato della musica dance fuori dalla carreggiata presa negli anni 2000. Ma lo spettacolo sul palco ha anche fatto nascere il mostro EDM, di cui tutti hanno paura per la sua minaccia di eclissare la clubbing culture che ha dato i natali, fra gli altri, anche allo stesso duo Francese.

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Questa scissione viene chiaramente rappresentata dal Coachella stesso: nel 2012, infatti, è stato aggiunto uno stage, la Yuma Tent, in contrapposizione alla Sahara Tent che ha sempre rappresentato la casa della musica dance del festival. A differenza della prima, la seconda tenda offre un’esperienza dell’EDM per la generazione più giovani di amanti dell’elettronica, mentre la Yuma offre l’atmosfera più scura e affascinante (anche nelle ore più soleggiate) che caratterizza il clubbing tradizionale, dove DJ come Troxler amano esibirsi e si sentono a loro agio.

Prima o poi, piano piano una percentuale della folla della Sahara Tent migrerà alle porte della Yuma, e non potrà che essere una cosa buona per tutta la musica dance. Ma dovranno aspettare in coda dato che la troveranno già completamente piena.

 

 

 

 

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